Mostar Balcans Tour
Bosnia Diario di viaggio

Mostar, una coccola di città, il Balcans Tour prosegue

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26 Novembre 2019

Mostar, è una coccola di città, è piccina, tutta in pietra come piace a me, con un profondo fiume che la attraversa e che offre riposo per un pic nic in compagnia. Ha un ponte maestoso, e alto. Ai suoi tuffatori è richiesta una buona dose di esperienza e coraggio.

Prima di arrivare a Mostar però, abbiamo ancora un’avventura da vivere qui, a Sarajevo.

Le cose da vedere sono ancora tante, ma il tempo a nostra disposizione è poco, quindi ci concentriamo su due cose: il cimitero più grande di Sarajevo e il Tunnel spasa.

Il cimitero di Sarajevo

Colazionati, inforchiamo le moto e partiamo in direzione del più grande cimitero della città.
Non è il solo ovviamente, per strada se ne vedono diversi: tra gli sparti traffico, al centro di una rotonda. Qui la guerra ha portato 12.000 morti in 4 anni, e poiché la città era completamente isolata i bosniaci si sono arrangiati come meglio potevano.

Il cimitero centrale di Sarajevo occupa una buona porzione della vallata tra due colline.

Il cancello d’ingresso reca in cima una scritta in ferro battuto: Gradsko Groblje: cimitero della città, per l’appunto.

Sarajevo oggi il cimitero della città
Gradsko Groblje: il cimitero della città – Sarajevo oggi

Dal parcheggio lo si può osservare nella sua interezza. È suddiviso in zone a seconda della religione di appartenenza. Qui nessuno è stato dimenticato: ebrei, ortodossi, cristiani, mussulmani e persino atei. Ognuno di loro ha una sua zona dedicata, ognuno ha le proprie lapidi.

Sarajevo oggi il cimitero della città
Il cimitero di Sarajevo e le sue vie
tombe del cimitero di Sarajevo
Il cimitero di Sarajevo e le sue tombe

Da qui si capisce anche l’importanza che Sarajevo incarnava da un punto di vista etico: è colei che dimostra che non ci sono confini tra popoli. Le persone, anche se di culture e religioni differenti, possono vivere assieme in pace e armonia.

Sarà per questo che è stata così duramente colpita?

Il Tunnel spasa

Il Tunne della speranza sappiamo che c’è, ma non riusciamo proprio a trovarlo.

È il tunnel sotterraneo creato dai bosniaci, durante gli anni di assedio, per far arrivare tutti i generi di prima necessità dal mondo esterno. Passava al di sotto dell’aeroporto, era lungo 800 m, alto 160 cm e largo 80 cm.

Non abbiamo il punto GPS preciso, quindi giriamo un po’. Facciamo una sosta a vuoto prima, e poi, non sapendo più che pesci pigliare, proviamo a chiedere ai militari della base ONU. Anche loro non ne sanno nulla, tanto che cominciamo a dubitare delle nostre conoscenze.

Alla fine però i nostri sforzi vengono premiati, proprio appena i militari ci lasciano ai nostri affari. Sarà un caso?

No, non è un caso. Se siete curiosi qui trovate l’articolo dedicato a questo racconto.

L’ingresso visitabile del tunnel è proprio dietro la base aerea dell’ONU. È un ingresso anonimo, attraverso una casa sgarrupata e mitragliata, per non dare nell’occhio. Prima di entrare nel tunnel, che è a pagamento (con una cifra accessibile a tutte le tasche), ci accompagnano al primo piano della casa dove è stato creato un piccolo museo.

Tunel spasa: il tunnel della speranza di Sarajevo
Ingresso al Tunel spasa: il tunnel della speranza di Sarajevo

Al primo piano c’è un modesto salottino con delle impolverate poltrone rosso stinto, da cui guardare le immagini del conflitto proiettate con un vecchio monitor a tubo catodico. Sono immagini che lasciano poco spazio all’immaginazione.

Non è semplice da digerire, ma far finta di nulla è anche peggio. Il dovere di chi resta è quello di ricordare e di fare il possibile per un domani migliore.

Oltre a questo ci sono le classiche cose di un museo di guerra: qualche arma, qualche uniforme e poco altro.

La visita al tunnel è molto breve perché breve è il tratto a oggi conservato. Fatto di nuda terra, legno e poco più, senza manutenzione ha vita breve.

Tunel spasa: il tunnel della speranza di Sarajevo
Ecco la parte visitabile del Tunel spasa: il tunnel della speranza di Sarajevo

L’uscita del tunnel dà nel giardino di casa, dove sotto una tettoia artigianale è appeso l’elenco di tutti i 12.000 caduti durante il conflitto e una piantina che rappresenta l’assedio subito.

Verso Mostar

Riprendiamo con l’animo greve il nostro Balcans Tour. Le immagini di guerra sono difficili da digerire, per fortuna però ci sono le moto con noi. Queste sono balsamo per l’anima. In moto i pensieri lasciano spazio al paesaggio, alla fisicità della guida, al piacere del noto e dell’ignoto. Dopo pochi chilometri infatti la pesantezza dell’animo scompare, resta solo il desiderio di arrivare a Mostar.

Mostar, patrimonio UNESCO, è famosa in tutto il mondo per i suoi tuffatori che sfidavano la sorte lanciandosi dal vecchio ponte per centrare una piccola e profonda pozza incastonata tra le rocce appuntite, nascoste dal blu del fiume Neretva.

Lungo la E73 ampi spazi verdi e gallerie, questa volta illuminate, si alternano a piccoli paesini. Casette a un piano, massimo due, semplici, di bianco dipinte, gli scuri di legno, con il giardino o la stalla coi trattori. Il profumo di campagna ci accompagna lungo il viaggio.

Per pranzo decidiamo di trattarci bene. Ci fermiamo in uno dei tanti ristorantini che troviamo lungo il Lago Jablaničko. La sosta è molto piacevole, come anche il cibo che ci viene servito. Il bel sole e il suo dolce tepore, l’azzurro del lago e il verde della vegetazione circostante fanno il resto.

Il centro storico di Mostar

Arriviamo a Mostar nel tardo pomeriggio.

Alloggiamo al Pension Čardak, un luogo appartato e delizioso, da cui si gode una vista unica del ponte e della città.

Mostar e il suo ponte
Vista di Mostar dall’appartamento

L’appartamento è molto curato, c’è una cucina in comune e un’ampia terrazza con poltrone e tavolino in vimini. È un peccato non poter rimanere di più per vivere tutto quello che abbiamo a disposizione!

Chiacchierando con il padrone di casa scopriamo che fu proprio lui a filmare la caduta del ponte ottomano, a opera dei croati, in quel fatidico 8 novembre del 1993 (qui il suo filmato).

Dopo la guerra il ponte venne inaugurato nel 2004. Fu ricostruito con le stesse pietre recuperate dal fondo del fiume. Il nuovo ponte è in tutto e per tutto identico al vecchio, perché nulla fosse diverso da ciò che era stato.

Cosa vedere a Mostar

Mostar è divisa in due dal fiume Neretva. Il centro storico è piccolino ed è visitabile in giornata.

Passeggiando nella parte occidentale della città, attraversiamo il bellissimo ponte storto: Kriva Ćuprija, anch’esso di origine ottomana. Come il suo fratello maggiore è stato ricostruito, ma a seguito di una piena del canale sottostante.

È un ponte fatto interamente in pietra, come tutto a Mostar. Viene chiamato storto perché… lo è. L’attraversamento del canale non avviene in linea retta e questo, secondo me, è un valore aggiunto che gli conferisce un certo fascino.

Le casette sono tutte basse in questa zona, ci sono moltissimi ristorantini deliziosi, alcuni accanto all’acqua, dove poter pranzare e cenare, c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Molti tetti sono fatti interamente in pietra, con questa tecnica che ho visto anche altrove. Le lastre si sormontano una sull’altra, creando un movimento solido.

Mostar Balcans Tour
Particolare dei tetti delle case di Mostar

Lo Stari Most, sul fiume Neretva, è l’attrazione principale di Mostar, ma non certo l’unica. Monumentale con le sue due colonne color avorio e l’arcata unica che le unisce dà l’idea di essere indistruttibile. Molti sono i turisti che lo attraversano in ambo i sensi e che si fermano sulla sua sommità per fare qualche scatto.

Mostar e lo Stari Most
Particolare del ponte Stari Most a Mostar

Scendendo nel lato orientale della città entriamo nella parte che viene chiamata Kujundziluk. Altro non è che un coloratissimo bazar all’aperto. Ricolmo di negozietti di artigianato locale, si sviluppa lungo il fiume verso nord. La strada è interamente lastricata di sassi bianchi e rotondi che rendono la camminata imprecisa. Con il calar del sole questi riflettono la luce artificiale, regalando delle foto uniche.

Mostar Kujundziluk
Uno dei negozietti del Bazar all’aperto
Mostar Kujundziluk
Viale del Bazar all’aperto
Mostar Balcans Tour
I gatti a Mostar… che vitaccia!

Accanto al ponte c’è una pietra cubica per ricordare i tragici eventi del 1993. La città è stata profondamente segnata dal crollo del ponte. Lo Stari Most non era un punto strategico, ma morale, e pertanto la sua distruzione aveva uno scopo ben preciso.

In questo lato della città gli edifici sono più grandi, ci sono diversi palazzi che si affacciano sul fiume Neretva.

Mostar Balcans Tour
Vista del bazar all’aperto dallo Stari Most

Verso la fine della piacevole passeggiata nel bazar a cielo aperto c’è la moschea di Koski Mehmed-Pasha. Entriamo nel suo giardino per ammirare la fontana per le abluzioni, che si scorge dall’esterno attraverso l’arco d’ingresso. L’atmosfera qui è distesa e rilassata, e il ciarlare della strada resta fuori, per rispetto del luogo in cui siamo.

Mostar Fontana delle abluzioni della moschea di Koski Mehmed-Pasha
Fontana delle abluzioni della moschea di Koski Mehmed-Pasha

Non è la sola moschea a Mostar, ma oramai è quasi buio e dobbiamo rientrare per andare a mangiare qualcosa.

Domani si riparte.

continua…

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Elisabetta Pastrello
Venezia, Italia

Mi chiamo Elisabetta. Sono una donna dalle molte passioni, alcune le ho scoperte piano piano, altre sono esplose come un fuoco d'artificio nella notte nera. Benvenuto nel mio mondo. Sentiti a casa.