Tunel spasa: il tunnel della speranza di Sarajevo
Bosnia

Tunel spasa: il tunnel della speranza di Sarajevo

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20 Settembre 2019

Tunel spasa: il tunnel della speranza di Sarajevo è un tunnel che si trova al di sotto dell’aeroporto internazionale della città. Fu costruito per portare un po’ di “speranza” a una città assediata tutt’attorno dalle milizie serbe che non lesinavano a sparare, con fucili di precisione, su qualunque cosa si muovesse.

La parte visitabile del tunnel, è molto piccola, una manciata di metri appena, ma non per questo il pungo nello stomaco che si percepisce nel percorrerlo è meno doloroso.

Sarajevo si trova al centro di una conca naturale. Tutt’attorno ci sono alture ricche di vegetazione su cui si appostarono i militari serbi. Accanto alla città c’è l’aeroporto internazionale, una lunga lingua di terra scoperta dichiarata dall’ONU zona franca. Condizione per il rispetto della neutralità di questa striscia fu che non fosse usata per il transito dei bosniaci.

Per poter sopravvivere a un tale assedio, questi ultimi iniziarono a scavare un tunnel sotterraneo, lungo 800 m, alto 160 cm e largo 80 cm. Il Tunel spasa: il tunnel della speranza collegava il centro della città con la parte esterna alla zona franca e da qui passava ogni tipo di genere alimentare, e non, che servisse per poter sopravvivere a 4 lunghi anni di assedio e 12.000 morti.

Tunel spasa: il tunnel della speranza di Sarajevo
Ecco la parte visitabile del Tunel spasa: il tunnel della speranza di Sarajevo

La sicurezza qui non era di casa. Non poteva esserlo. Cavi elettrici coesistevano con le numerose infiltrazioni d’acqua che colava dai muri. Una rotaia permetteva di spingere dei carrelli sui quali veniva caricato tutto quanto c’era da trasportare da un capo all’altro.

Ancora oggi militari dell’ONU sorvegliano l’aeroporto internazionale di Sarajevo, ma se chiedete loro di questo tunnel, non sapranno darvi risposta alcuna. Anche se l’ingresso è sotto il loro naso.

Le forze armate dell’ONU non sono ben viste dalla popolazione locale. Nel chiedere loro indicazioni ci siamo resi conto che i bosniaci sono diffidenti nei loro confronti, certo ci parlano, ci ridono, ci scherzano.
La cosa però finisce lì.
Un soldato ci accompagnò per chiedere spiegazioni di questo fantomatico tunnel e il barista a cui chiese fece finta di non saperne nulla.

Appena il militare se ne andò, chiedemmo ad altre persone che ci indicarono la strada. Era proprio dietro la via in cui ci trovavamo.

Tunel spasa: il tunnel della speranza di Sarajevo
Ingresso al Tunel spasa: il tunnel della speranza di Sarajevo
Elenco dei caduti nell'assedio di Sarajevo
Elenco dei caduti durante i quattro anni di assedio a Sarajevo.

La visita di per sè è molto breve. Ti consiglio vivamente di andare prima a vedere il piccolo museo che si trova al piano di sopra della casa che ospita l’ingresso al tunnel, per poter comprendere meglio quello che significava vivere a Sarajevo negli anni ’90. Il costo è irrisorio e assolutamente sostenibile, ma vale la pena visitare questo luogo per non dimenticare.

E lo sai perché non dobbiamo dimenticare?

Perché Sarajevo era una città multietnica e multiculturale. E lo è ancora.
È una città viva, ricca di giovani, di movimento, di cultura.
Questo lo si vede anche dal suo cimitero centrale. A dir la verità molti sono i cimiteri costruiti qua e là, a causa dell’assedio. Li puoi trovare in piccoli spazi ritagliati a lato strada.
Venti lapidi qui, otto là.
Il cimitero centrale però è un monumento di per sè stesso alla pace e alla speranza di un futuro più coeso e senza odio.

Qui c’è posto per tutti. Nessuno viene dimenticato.

Atei.
Ebrei.
Cristiani.
Ortodossi.
Mussulmani.

Tutti vivevano in pace e in armonia.

Cimitero di Sarajevo
Cimitero di Sarajevo
cimitero di Sarajevo
Piazza del cimitero dedicata a credenti e non.

E lo sai qual è la cosa bella? Sarajevo non è l’unico posto al mondo in cui tutto ciò è possibile! In Senegal, per esempio, nell’isola delle conchiglie, a Fadiouth, coesistono mussulmani e cristiani. Parlando con le persone del posto ci hanno raccontato che qui ognuno va alle feste religiose dell’altro, vivendo in pace e armonia.

Sarajevo nonostante tutte le ferite a oggi ancora visibili, è una città splendida, viva, dove il cibo è buono, come le persone che la abitano. Si respira un’atmosfera rilassata e gioiosa.
C’è voglia di andare avanti senza per questo dimenticare quello che è stato perché senza memoria ricadiamo sempre negli stessi errori.

Sarajevo è una città che non ha paura del diverso perché, se guardi bene gli occhi di chi ti sta di fronte, vedrai che sono come i tuoi.

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Elisabetta Pastrello
Venezia, Italia

Mi chiamo Elisabetta. Sono una donna dalle molte passioni, alcune le ho scoperte piano piano, altre sono esplose come un fuoco d'artificio nella notte nera. Benvenuto nel mio mondo. Sentiti a casa.