Alla scoperta dell'Istria: il lago Butoniga
Croazia Diario di viaggio

L’Istria che non ti aspetti: non solo mare.

on
16 Maggio 2019

Come ogni miglior viaggio che si rispetti anche questo parte in salita.

Abbiamo appuntamento con i componenti del club di 4×4 Fuori rotta al “cubo”, un autogrill lungo la tangenziale di Venezia, direzione Trieste.
Prima ovviamente, essendo venerdì pomeriggio, dobbiamo recuperare Dario, che è andato in gita con la scuola.
L’orario di arrivo non è proprio quello che ci avevano detto, e così, siamo già in ritardo sulla tabella di marcia.

Mauro si sente sempre molto scomodo nella posizione del ritardatario.
Scopriamo presto però, di non essere i soli perché c’è un incidente sulla tangenziale che ha creato una coda infernale.
Ci ritroviamo con parte dei compagni di viaggio ancora lungo la strada che porta al punto di ritrovo.
Un camioncino si era ribaltato su un fianco.
Oltre il punto di impatto la strada è libera, e, dopo una piccola sosta gelato, andiamo.

Altri compagni ci raggiungeranno più avanti.
Si parte!

Ci ricompattiamo tutti all’autogrill di Duino.
Per evitare la vignetta slovena usciamo a Rabuiese e passiamo per una stradina che porta direttamente dentro ad una pompa di benzina, cosa che se non sai… sei spacciato.
È vignetta assicurata.

Il problema nasce quando arriviamo nei pressi della frontiera croata.
“Prepara i documenti!”
Un brivido mi corre lungo la schiena.
Ebbene sì.
Li ho dimenticati a casa!

Sappiamo che non è possibile attraversare la frontiera senza documenti, a meno di non sborsare una considerevole cifretta.
Come lo sappiamo?
Semplice! Siamo recidivi!
O meglio, in quell’occasione ci era scappata la scadenza della carta di identità di Dario. Per i minori le scadenze sono differenti e all’epoca era di tre anni appena, e fatalità era scaduta da un mese…

I problemi del singolo sono i problemi del gruppo, che è estremamente dispiaciuto, ma l’unica cosa che possiamo fare è girare i tacchi e tornare indietro.
Carica di carne, Mauro era evidentemente, e giustamente, arrabbiato, cerco di capire cosa fare per recuperare la situazione.
I pensieri corrono da soli.
Una cosa è certa.
Non voglio che finisca così, anche perché Dario è visibilmente dispiaciuto.

Cerco su Google Maps la via più breve per tornare a casa senza pagare la vignetta e percorriamo una strada diversa dall’andata, la quale ci fa risparmiare tempo prezioso e ci fa guadagnare velocemente l’ingresso in Italia.
Chiamo il papi, la mia unica ancora di salvezza.
È tardi, sono le sette e mezza di sera, ma lui vola a vedere se le carte di identità sono rimaste in macchina nel cassettino porta oggetti… dove immaginavo di averle lasciate.

Eh sì… sono lì!

La settimana prima eravamo stati qualche giorno in campeggio con i bimbi e quando mi hanno restituito i documenti li ho provvisoriamente riposti nel cassettino porta oggetti dimenticandomene all’istante.
Mauro mi aveva ricordato di controllare, ma al momento ero indaffarata su altri fronti e così… ho dimenticato di controllare… o forse non ho voluto perché tanto sono sempre dentro al portafogli!

La maternità mi ha fatto male. Una volta non ero così.
Il problema ora è che ho talmente tante cose per la testa che molte scappano.
Ho scoperto di recente, grazie ad una giornalista francese, che questa cosa che capita a me, come a tante altre mamme nel mondo, ha un nome: carico mentale.

Vabhè la faccio breve.
Il papi arriva fino a Palmanova, dove nel frattempo ci eravamo messi a mangiare una pizza subito fuori dall’autostrada (visto che ci eravamo persi la grigliata) e, in un battibaleno, dopo aver offerto una bella birretta ghiacciata al nostro salvatore (nonché una mancia per il disturbo, la benzina e il pedaggio), ripartiamo e raggiungiamo i nostri compagni, felicissimi di riaverci con loro.

Per la guida in notturna fondamentale è stata la barra a led, montata per l’occasione, anche perché i fari originali della nostra Pajero sono stanchi e non illuminano molto. Dobbiamo assolutamente sostituirli! Senza la barra non avremmo visto un piffero, e avremmo dovuto andare molto, molto più lentamente (a onor del vero, questo sarebbe successo anche con fari in ordine, era molto buio in mezzo agli alberi).

Alle 23.30 eravamo al campo base a montare la tenda two second della decathlon, mentre i bambini se la dormivano in macchina.
Finalmente possiamo tirare un sospiro di sollievo.
La vacanza è salva.

Dopo il racconto delle nostre disavventure ci salutiamo e andiamo tutti a nanna!
Domani andiamo alla scoperta dell’Istria che non ti aspetti!
Vieni con noi?

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Elisabetta Pastrello
Venezia, Italia

Mi chiamo Elisabetta. Sono una donna dalle molte passioni, alcune le ho scoperte piano piano, altre sono esplose come un fuoco d'artificio nella notte nera. Benvenuto nel mio mondo. Sentiti a casa.