Particolare sterrato per arrivare a Berat.
Diario di viaggio

Albania: che soddisfazione arrivare a Berat in offroad!

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16 Marzo 2019

24 aprile 2018
Giorno 4: passo del Llogora – Berat.

Ripartiamo.

Arrivare a Tepelene, dove scopriremo poi esserci una fonte d’acqua (d’ora in avanti comprerò solo acqua marchiata Tepelene), è un’avventura nell’avventura.

Percorriamo 40 km di sterrato, non particolarmente difficile ma che non ci consentono mai di avere un’andatura costante e regolare. Ogni due per due c’è un ostacolo che ci costringe a rallentare: un dosso, una buca, un masso, un solco profondo, non fa differenza alcuna. Dobbiamo procedere a passo d’uomo.

Lungo la strada incrociamo due ragazzine, con lo zaino sulle spalle. Camminano in silenzio fianco a fianco. Ognuna persa nei suoi pensieri. Immagino stiano tornando a casa da scuola, sotto il sol leone.
Chissà quanti km devono farsi a piedi tutti i giorni per andare a scuola!
Prima e dopo il luogo del nostro incontro non abbiamo visto niente!

Per chilometri.

In effetti i rari paesini che incrociamo non sono collegati tra loro da strade asfaltate. Ci sono solo strade sterrate, e queste ovviamente, non sono servite dai mezzi pubblici della città.

Questa cosa mi ha riportato indietro nel tempo, ai racconti di mia nonna che usava il carro trainato dal mulo per andare a consegnare il latte a Venezia. Mi ha fatto venire in mente le numerose foto di Mestre quando la via principale di allora, Viale San Marco, era completamente sterrata. Allora gli uomini portavano quella specie di coppola in testa, mio nonno la portava sempre, e le donne la gonna ampia e nera, come quella della baba che avevamo visto poche ore fa.

I pensieri corrono veloci, ben più veloci della nostra Pajero, questo è certo! A un tratto ci rendiamo conto di correre sopra quella che sembra essere quel che resta di una antica strada romana. Scorgiamo, al centro della carreggiata, le classiche piastrelle quadrate, come quelle della via Appia, tirate a lucido dal passaggio di innumerevoli mezzi nel corso dei secoli. In altri paesi probabilmente sarebbe stata recintata e venerata, ma qui è l’unica via percorribile e quindi: VIVA L’IMPERO ROMANO!

Tepelene sembra inarrivabile, molto probabilmente anche per la stanchezza. Più mentale che fisica.
Non riusciamo a giungere al ponte che ci permetterebbe di oltrepassare il fiume che invece scorre inesorabile, da svariati chilometri, alla nostra sinistra.
Ma… chi la dura la vince!

Il ponte giunge come un miraggio e scatta l’applauso collettivo! Come quando gli italiani applaudono all’atterraggio dell’aereo.
L’asfalto ahimè dura poco e noi, testoni, che ancora non abbiamo capito che sarà tutta sterrata, ci ostiniamo a proseguire per la strada della terra di mezzo.

Particolare sterrato albanese
Però… che soddisfazione arrivare a Berat in offroad!

Riprendiamo lo sterrato che da subito si fa vedere più difficile del precedente. Non riesco a fare molte foto, sono un po’ fiaccata nell’animo.
È tardi, sono le sei del pomeriggio passate.
Sbagliamo strada. Torniamo indietro ma, siccome la via giusta ci porta verso una salita ragguardevole, decidiamo di chiedere informazioni al gruppo di case che avevamo visto poco prima.

Le poche persone che sono fuori in strada ci guardano straniti, e non a torto. Non credo che in molti turisti si ficchino in quell’inferno (anche se devo ammettere, col senno di poi che è stata una gran soddisfazione arrivare a Berat in offroad! Ha quel non so che di eroico).

I loro volti sono rugati dagli agenti atmosferici. I loro occhi non sono particolarmente allegri, esprimono un misto di incredulità e curiosità è vero, ma mi sembrano spenti. Le loro bocche non si arricciano sotto il calore di un sorriso. Non dev’essere facile vivere qui.

Chiediamo indicazioni al più giovane del gruppo per Berat e, dai gesti che fa, probabilmente parla solo albanese, capisco che dobbiamo fare proprio quella salita lì che volevamo evitare.
Arriviamo alla base di questa rampa per lo spazio e l’unica cosa che si può fare è salire a piedi per capire dove ci avrebbe condotto, per non correre il rischio di doverla fare a marcia indietro qualora non avessimo capito bene le indicazioni dateci.

Prosegue verso l’infinito e oltre. Da giù non si vede, sembra terminare addosso ad una casa, ma subito prima però svolta a sinistra.
Tra l’altro è incredibilmente dissestata.

Guarda un po’ la strada dove ci porta!

La macchina non ha problemi a salire, abbiamo fatto strade con maggiore pendenza in passato, ma qui siamo in vacanza, lontano da casa, da soli, coi bimbi in macchina, in mezzo al niente.
Non possiamo permetterci di essere incoscienti!
La tensione è seduta accanto a noi.
L’unico rumore che si sente è il solito e incessante cigolio ritmico dei nostri ammortizzatori.

In mezzo alla strada, quasi in cima, c’è una spaccatura nel terreno, sarà larga qualche decina di centimetri ma è molto profonda. Per fortuna c’è spazio per mettere le ruote in sicurezza, lasciandoci la voragine nel centro, e proseguire oltre.

Mentalmente parlando non è facile percorrere strade di questo tipo. Devi mantenere un’attenzione e una concentrazione pressoché costanti. Devi sempre scegliere qual è la strada migliore da percorrere.

È sfiancante farlo per così tante ora di fila.

Soprattutto la sera poi, quando alle spalle hai quasi un centinaio di km di sterrato e di fronte altri 40 perché Berat è ancora lontana. È in questi momenti che rischi di più perché la stanchezza ti leva la lucidità e ti porta a commettere imprudenze, e questo è quello che è successo a me in Libia.
Ma questa è un’altra storia.

Saliamo, saliamo, saliamo.

Vallata albanese all'ora blu.

Panorama che vediamo al tramonto, mentre corriamo su un prato senza tracce.

I tratti con voragini al centro della strada si sprecano, i passaggi su tre ruote pure, e quando stai su una macchia che poggia solo su tre ruote non stai scherzando.

Per niente.

Al calar del sole ci troviamo a correre in cima a una montagna, su un prato, senza traccia alcuna di automobile.
Mauro è sconfortato.

Dai dai, vai di là, dico io.
Andiamo.
Ormai è buio.

La luce calda del tramonto illumina le montagne albanesi.
La luce calda del tramonto illumina le montagne albanesi.

Finalmente ritroviamo delle tracce, e vi assicuro che la cosa è molto confortante.

La strada si fa lievemente più dolce e iniziamo a scendere.
Sbagliamo nuovamente strada. Dal navigatore vedo che questa però si ricongiunge a quella che dovevamo percorrere, ma Mauro torna indietro, preferisce non sbagliare più.

E così ci troviamo di fronte a una vera e propria voragine sulla strada: l’asfalto aveva ceduto per una buona parte della nostra carreggiata. La spaccatura si insinuava a forma di cuneo fino alla corsia accanto occupando quasi completamente la strada che dava su un dirupo.
All’asfalto manca si e no un km.

Mi rifiuto categoricamente di attraversarla. Non ci passo manco morta. Non col buio pesto, non con tutta questa stanchezza addosso, non coi bimbi in macchina.

Giriamo i tacchi e riprendiamo la strada che ci fa tranquillamente superare l’ostacolo.

Arriviamo al nostro meraviglioso hotel, a cinque minuti in macchina da Berat, alle 20:30.
Li abbiamo fatti preoccupare. Non riuscivano a capacitarsi della strada che avevamo scelto, visto che c’era la costiera che portava a Berat in qualche ora di macchina!
I bimbi si meritano un premio speciale.
Domani niente sterrato… abbiamo già dato.

L’accoglienza del Hotel Castle Park è eccellente, e la cena che ci viene servita è succulenta.
Non abbiamo molta fame, per la stanchezza accumulata, così, ci facciamo portare degli antipasti tipici: una sorta di gnocco fritto, del burro salato che Dario si spazzola quasi tutto da solo, involtini di riso avvolti su di una foglia di vite (ricetta di provenienza ottomana), pasta al pomodoro per i bimbi, tortini salati, insalata fresca
Alla fine abbiamo mangiato come matti anche se non volevamo…

Da leccarsi i baffi.

Ora che siamo a pancia piena posso dire con certezza: che soddisfazione arrivare a Berat in offroad!
Dovevi vedere la faccia della nostra cameriera quando tentavamo di spiegarle da dove eravamo passati: un misto tra: dove? perché diamine non avete fatto la strada che fanno tutti? Ma soprattutto: perché! Ah!, turisti!

continua

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Elisabetta Pastrello
Venezia, Italia

Mi chiamo Elisabetta. Sono una donna dalle molte passioni, alcune le ho scoperte piano piano, altre sono esplose come un fuoco d'artificio nella notte nera. Benvenuto nel mio mondo. Sentiti a casa.