Paesaggio su strada sterrata per arrivare a Berat
Diario di viaggio

Albania: la lunga strada per arrivare a Berat.

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19 Febbraio 2019

24 Aprile 2018
Giorno 4: passo del Llogora – Berat.

Oggi è stata una giornata di quelle che non finivano mai.
In una parola sola: difficile.

Dal passo del Llogora, tornando nuovamente a sud, attraverso un paio di passaggi offroad avremmo dovuto arrivare a Berat nel pomeriggio.
Questo era il nostro piano per oggi. Su carta.
Di fatto siamo partiti la mattina presto e… siamo arrivati alle nove di sera!
I bambini sono stati semplicemente fenomenali, per il resto abbiamo capito che se vuoi arrivare a Berat l’unica strada possibile è quella che passa per la costa… tutto il resto è offroad hard.

Normalmente quando organizziamo i nostri viaggi ci prepariamo il percorso con cura da casa, mappando la strada che vogliamo percorrere, caricando poi le mappe sul nostro Garmin GPS Montana. Una volta giunti sul posto non ci resta che seguirla.
Non abbiamo mai avuto difficoltà alcuna così facendo, ma, c’è sempre una prima volta.

L’organizzazione dei viaggi è molto differente da viaggiatore a viaggiatore: c’è chi come noi pianifica tutto, chi lascia tutto al caso rischiando di perdersi cose importanti e poco conosciute, a parer nostro, e chi fa un po’ e un po’.
Sapevamo che in Albania le strade erano mal messe, o così ci hanno sempre detto tutti quelli che ci sono andati prima di noi, ma non avevamo capito che in realtà mancavano in maniera così pesante!
Di fatto c’è la strada costiera che a pettine raggiunge le città più importanti nell’entroterra, mentre mancano totalmente i collegamenti all’interno tra città e città, anche se credo che con calma ci stiano lavorando.

Iniziamo ad avvicinarci al percorso sterrato. La strada asfaltata costeggia un fiume celeste pastello che serpeggia tra la vegetazione.

Fiume celeste pastello immerso in una verde vegetazione.
Panoramica del fiume che stiamo costeggiando.
Fiume celeste pastello che corre a serpente tra la vegetazione.
Letto del fiume tra la vegetazione.

Arriviamo in un piccolo paesino, una manciata di case e altrettanti abitanti.
Al centro della strada principale c’è un camion per il trasporto di animali vivi, che la occupa interamente. Stanno caricando delle pecore.

Spegniamo il motore e attendiamo con pazienza che finiscano di lavorare.

La baba del paese si avvicina alla nostra macchina con un’andatura ciondolante nei suoi tipici abiti neri e inizia a giocare con Agata che, per l’occasione, insieme a Dario era passata davanti con noi.
Spesso quando ci fermiamo, per soste più lunghe, se rimaniamo in macchina lasciamo libere le piccole pesti che iniziano a giocare, a guidare o a parlare col CB.

Quando gli uomini finiscono di caricare le pecore scopriamo che in realtà c’erano ben più delle tre o quattro persone intente a lavorare che vedevamo noi dall’auto!!!
Ne vedevamo poche, un po’ perché la strada era stretta e il camion grande, un po’ perché la maggior parte, come nelle migliori tradizioni, era seduta sulla muretta dietro al camion a osservare i lavoratori.

Quando lasciamo l’asfalto iniziamo a correre su quella che sembra essere una strada in costruzione. In effetti lo è perché di lì a poco vediamo dei mezzi da cantiere e più avanti degli operai intenti a sistemare dei macigni a bordo strada.

Non dobbiamo però attendere molto per arrivare allo sterrato vero e proprio.

Particolare sterrato per arrivare a Berat.

È piuttosto impegnativo per un auto totalmente originale come la nostra, ma procediamo lentamente senza intoppi tra i massi, con il costante cigolio dei nostri ammortizzatori a farci da sottofondo.
Oramai è un suono così familiare che lo sento anche mentre scrivo.

Particolare della strada sterrata per arrivare a Berat
Il paesaggio cambia molto spesso lungo il nostro tragitto per arrivare a Berat.

L’Albania è una terra molto selvaggia, ed è questo che sta attirando molti viaggiatori come noi, soprattutto da quando il nord Africa non è più così agevolmente accessibile. Spesso ci attraversano la strada mucche, pecore o capre. È bello vedere gli animali in libertà, e anche loro sembrano molto curiosi nel vederci.

In posa per una sosta lungo la magnifica strada sterrata.
Pajero in posa per immortalare questa magnifica strada sterrata.
Panoramica dall'interno dell'auto della strada sterrata per arrivare a Berat
Parte della magnifica strada sterrata che stiamo percorrendo per arrivare a Berat.

Quando la prima traccia è finita Mauro si lascia scappare un “Ecco! Il primo sterro è andato!”.
Le ultime parole famose… da non dire mai, mai e poi MAI!

Raggiungiamo via asfalto un paesino e anche per oggi il byrek lo mangiamo domani! Non c’è verso di trovare un locale o un panificio dove comperarne uno! O siamo sfortunati noi, o abbiamo dei problemi di vista, non c’è altra soluzione!
Fortunatamente ho ancora qualcosa in macchina da sgranocchiare per le emergenze. Non mi muovo mai senza qualcosa da far sgranocchiare alle due piccole pesti in un giro domenicale, figuriamoci per questo!

Iniziamo la seconda traccia che ci eravamo prefissati di percorrere per arrivare a Berat e che, in parte, corre dentro a un fiume. Forse però, è proprio questo fiume l’artefice delle nostre sciagure perché la strada se l’è portata via!
Probabilmente in altri periodi dell’anno la si può percorrere ma non ora.
Non si riesce a vedere dove passare, e non volendo navigarlo, l’unica alternativa è tornare sui propri passi fino al primo punto utile.

Questa foto rappresenta il punto dove è cominciata la nostra odissea.

Pajero ferma sul limitare del letto di un fiume.
Amo… ok che abbiamo lo snorkel, ma non esageriamo!

Per cercare di arrivare a Berat siamo ritornati all’unico bivio possibile e da lì, a causa di una serie di scelte sbagliate, miscelate a pura testardaggine d’annata, ci siamo trovati in tratti che non avremmo mai voluto fare da soli.

Uomo guarda dubbioso il gps per arrivare a Berat
E mo?


A farci compagnia c’erano solo pastori, pecore, rocce di varie forme e dimensioni e voragini scavate nel terreno dalla pioggia.

Non siamo mai stati in grossa difficoltà, il problema piuttosto è stato affrontare tutta quella strada in una sola giornata coi bimbi, senza un altro veicolo amico su cuoi poter fare affidamento in caso di necessità.
140 km di sterrato difficile tutti in botta, con un auto originale, sono tanti.
O per lo meno lo sono per noi.
C’è da considerare inoltre il fattore mentale legato al fatto che, quando percorri una strada per la prima volta, da solo, non sai bene quanto tempo ci impiegherai per arrivare fino in fondo.
Spesso e volentieri capita che il ritorno sembri più corto dell’andata proprio perché si ha un’idea precisa del punto d’arrivo.
Immagino che questo l’abbia provato anche tu magari in una qualche passeggiata nel bosco!

Guardiamo sul navigatore del telefono per vedere questo che strada ci suggerisce di fare.
Problemi di campo per fortuna non ce ne sono.
Ci porta in costa. Ovviamente! Perché è l’unica strada asfaltata esistente, ma noi questo non l’abbiamo ancora capito…
Secondo il navigatore cellulare dobbiamo ritornare indietro di 40 km, ripercorrere la strada costiera verso nord, seguire per Tirana e poi scendere verso sud per arrivare aBerat.

MA CHE OH! Non sia mai! Tornare indietro, chiedere indicazioni! Non diciamo corbellerie!
Qui abbiamo una reputazione da difendere!

Scherzi a parte, in quel momento, non avendo ancora capito come gira in Albania, Mauro dopo tutti quei km di sterrato non ci pensa nemmeno a rifarseli per tornare indietro, così scegliamo la strada della terra di mezzo che passa per la “famosissima “città di Tepelene
Chi non ne ha mai sentito parlare!

Vi giuro che per il navigatore non c’era nessuna differenza! Le tre strade, che erano segnate come possibili sullo schermo del cellulare, avevano tutte lo stesso tempo di percorrenza!
Ma, la strada della terra di mezzo, e con ogni probabilità anche la terza via che non abbiamo scelto, è completamente sterrata, e quindi il tempo di percorrenza stimato è fasullo.

Mauro è nervosissimo, fosse per lui dovremmo proseguire diretti, ma io non ci penso nemmeno.
Ci fermiamo.
Ci rilassiamo all’ombra di un accogliente e fresco fico.
Mangiamo quel che abbiamo: frutta, pistacchi, gallette, mais.
Facciamo fare due passi ai bimbi, perché c’è sempre un sasso da tirare o un ramo da scostare per vedere che cosa c’è dietro!

continua

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Elisabetta Pastrello
Venezia, Italia

Mi chiamo Elisabetta. Sono una donna dalle molte passioni, alcune le ho scoperte piano piano, altre sono esplose come un fuoco d'artificio nella notte nera. Benvenuto nel mio mondo. Sentiti a casa.